mercoledì 7 dicembre 2022

Ploaghe-Perfugas 2022

Sabato 3 dicembre 2022 un gruppo di soci e simpatizzanti Tholos si è recato a Ploaghe e a Perfugas per effettuare la visita di alcuni luoghi significativi della nostra storia. 

Il cimitero di Ploaghe, benedetto nel 1797,  è il più antico della Sardegna. Fino all'editto di Napoleone  i defunti venivano deposti nelle cripte delle chiese con vari inconvenienti soprattutto di carattere igienico-sanitario. Dopo l'editto passarono alcuni anni prima che i comuni creassero appositi luoghi di sepoltura lontani dall'abitato e Ploaghe fu il primo paese  sardo ad avere un cimitero.








Attraverso le lapidi del cimitero di Ploaghe si può ricostruire la storia del paese. Inoltre la loro iconografia è significativa e l'interpretazione può dare molte informazioni. Non dimentichiamo che gran parte delle notizie che conosciamo dei periodi privi di documenti deriva proprio dalle sepolture.

 

 Fra Serafino dovette lasciare l'ordine dei frati cappuccini "aboliti gli ordini religiosi". L'abolizione avvenne negli anni Sessanta dell'Ottocento.


Valentino Sini era chirurgo e vaccinatore.


Nell'agosto 1855 anche a Ploaghe è arrivato il colera che ha provocato migliaia di vittime in Sardegna.



Questa è la lapide del Canonico Giovanni Spano, personaggio di spicco nella storia, 
archeologia e cultura della Sardegna


Nella seguente visita alla Quadreria del Canonico Spano il gruppo ha avuto l'occasione di vedere alcuni dei quadri che il canonico aveva collezionato in vari modi: con l'acquisto, le donazioni, o semplicemente portandoli via da chiese ormai abbandonate, per non disperderli. La collezione è molto ricca ed interessante. 



La visita è proseguita nell'ex convento dei Cappuccini trasformato dal Comune in struttura culturale.
In un salone è stata allestita una mostra di mosaici realizzati in loco da artisti provenienti da diverse nazioni europee ed extraeuropeee. 


Mosaici esposti nel salone dell'ex Convento dei Cappuccini



Il gruppo davanti alla parrocchiale San Pietro Apostolo


Concluso il programma della mattinata c'è stata la pausa pranzo nell'agriturismo Carrucana a Martis.  

Nel pomeriggio il gruppo si è recato a Perfugas. La prima tappa è stata il retablo di San Giorgio custodito nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Quindi il gruppo si è diretto verso il pozzo sacro di Predio Canopoli di epoca nuragica. 


Le recenti piogge hanno riempito il pozzo che appare ancora colmo d'acqua.



 


Le campane della chiesa di Santa Maria degli Angeli suonano le ore. Il sole sta per tramontare e il gruppo si dirige verso il museo.
Al museo siamo stati accolti con un gradito rinfresco con dolci e bevande.

La zona di Perfugas è, al momento, l'unica della Sardegna che ha restituito evidenti tracce del passaggio dell'homo nel paleolitico inferiore. Si sono trovati strumenti litici ricavati su schegge di selce risalenti al Clactoniano arcaico (500.000 anni fa). In quei lontani tempi la Sardegna era raggiungibile attraverso l'arcipelago toscano e la Corsica poiché il mar Tirreno era molto meno profondo di quanto non lo sia oggi e tra le isole toscane e la Corsica vi era soltanto un breve braccio di mare. I gruppi che hanno raggiunto il territorio di Perfugas vi hanno sostato per un certo tempo in quanto hanno sfruttato un ricco giacimento di selce, la pietra utilizzata nel paleolitico per costruire gli strumenti utili soprattutto per pulire le pelli, per lavorare il legno e l'osso e forse anche per tagliare e battere i vegetali di cui si nutrivano come per la macellazione di piccoli animali. Erano nomadi e non si riscontra continuità di presenza umana per alcune centinaia di migliaia di anni, fino a circa 20.000 anni fa, ma si tratta ancora di presenze temporanee. Il popolamento dell'Isola inizia circa 8000 anni fa, e nel territorio dell'Anglona sono presenti quasi tutte le culture succedutesi in Sardegna dal Neolitico antico ai giorni nostri con un vuoto nel periodo fenicio-punico. Il museo riveste dunque un'importanza particolare in quanto è un riassunto di 500.000 anni di storia del territorio sardo. Ha inoltre una sezione paleobotanica con i resti fossili di conifere, olmi e palmizi. 
A Ploaghe e a Perfugas abbiamo avuto delle guide molto competenti e gentili.
 
Visite precedenti dell'Associazione Tholos a Perfugas: Domenica 23 maggio 1999 - 20 ottobre 2018

CURIOSITA': Il cimitero di Alghero, costruito sotto la direzione del capitano degli Ingegneri Leopoldo David e del governatore don Carlo Cugia, è stato benedetto il 24 aprile 1816. Cfr. G. A. Màssala, Giornale di Sardegna, Poliedro, Nuoro, 2001, pp. 156-157 e p. A. Spina, I conventi di Alghero tra il 1600 e il 1870, Passionisti, Alghero 2002, p.18. 

L'antico cimitero è stato distrutto negli anni Quaranta-Cinquanta del Novecento. Ogni commento è superfluo. Al suo posto si trovano la chiesa della Mercede e i giardini pubblici Tarragona.

lunedì 24 giugno 2019

La festa di San Giovanni Battista



PRESENTAZIONE

San Giovanni, la festa della luce

La luce e il calore emanati dal sole irradiano il nostro pianeta consentendone la vita; questa consapevolezza ha accompagnato l’esistenza degli esseri umani che hanno commemorato, esaltandone il significato con rituali e feste, quei fenomeni di cui avevano conoscenza attraverso l’osservazione e la contemplazione della natura.

Le festività legate al culto di S. Giovanni seguono, fra il sacro e il profano, un sottile filo di continuità con l’antica adorazione del sole o della divinità che simbolicamente lo rappresentava e trovano nel solstizio d'estate un momento denso di significati e sentimenti anche contraddittori: il timore per la luce solare che si ferma, diventa statica, interrompe il suo divenire e crea nell'essere umano ansia per il futuro; la speranza e la gioia che ritornano alla ripresa del suo percorso ciclico.

La ricerca che l'associazione Tholos ha voluto pubblicare, seppure in una edizione artigianale ed in un numero limitato di copie, grazie all'impegno dei soci che hanno curato le varie relazioni, si propone di approfondire alcuni di questi aspetti in un percorso che attraversa il tempo e lo spazio, senza voler ovviamente essere esaustivi: da subito infatti il materiale disponibile è stato imponente e difficile la selezione. Con l'auspicio che questo sia il primo lavoro di una serie, ringrazio a nome dell'Associazione quanti ne hanno curato e resa possibile l'edizione.

Giugno 2011

Il presidente 
Roberto Coghene


San Giovanni battezza Gesù


Il giorno del solstizio estivo è stato oggetto di riti particolari presso tutti i popoli che fin da epoche remote hanno osservato che dal 21 giugno il sole per tre giorni sorge e tramonta sempre nello stesso punto dell'orizzonte e pare quindi fermo. Il 24 riprende il suo cammino ma cambia direzione.

Irradiazione solare nel solstizio d'estate quando il Polo Nord è in piena luce


Questa particolarità ha reso i giorni dei solstizi momenti speciali che l'uomo ha sempre celebrato. Anche la religione cristiana ha dovuto tener conto degli antichi culti  e ha dovuto adattarli a sé.

È nata così la festa del 24 giugno, ricorrenza di san Giovanni Battista.

La festa di San Giovanni Battista ha almeno due caratteristiche che la rendono singolare. È  l’unica festa che celebra il giorno natale di un santo, pratica proibita per gli altri santi; in secondo luogo, le ore che vanno dal tramonto del 23 giugno all’alba del 24 giugno sono ritenute propizie per le pratiche divinatorie, per allontanare da sé ogni male  lungo tutto l’anno e per compiere ogni sortilegio. La mezzanotte è il momento più importante.

È la notte di mezz’estate, la midsummer  della quale parla Shakespeare, è una notte di misteri e gli uomini devono stare attenti alle negatività ma possono anche trarne vantaggi.


Titania e Oberon, regina e Re delle Fate


La notte tra il 23 e il 24 giugno è dunque notte di grandi prodigi, perché in quelle ore il nostro mondo entra in comunicazione con altri mondi che di solito sfuggono alla nostra percezione, e così si può conoscere il futuro e si possono ottenere salute e prosperità partecipando ai vari riti di purificazione.

Queste superstizioni scaturiscono da atteggiamenti dell’uomo che, ignaro delle cause dei fenomeni naturali, li vuole controllare in qualche modo. Le arcaiche inquietudini e paure hanno generato usi che attraverso i millenni sono arrivati fino ai nostri giorni. Ma noi ormai non riusciamo più a capire la logica di tradizioni la cui origine è tanto lontana dal nostro modo di vivere e di pensare.


Fuochi di San Giovanni ad Alghero


Il Gruppo di Studio e Ricerca Tholos ha cercato di capire tale logica partendo dalle seguenti domande:

1.  Che cosa ricordiamo dei festeggiamenti di San Giovanni Battista?

2. Quali testimonianze troviamo nei libri e in internet sui festeggiamenti ad Alghero, in Sardegna, in Italia, in Europa e nel Mondo nel corso del tempo?

3.  Chi era San Giovanni?

4. Qual è la storia della festa?

5. Perché si festeggia il solstizio? Che cosa è il solstizio?

6. Quando l’uomo ha iniziato a festeggiare il solstizio?

7. Perché La Massoneria ha come patrono San Giovanni?

8. Qual è la storia della chiesa di San Giovanni Battista di Alghero?

La ricerca ha messo in luce una quantità sorprendente di tradizioni legate alla festa in ogni parte del  mondo e in ogni tempo. Abbiamo dovuto fare delle scelte tra la grande quantità di informazioni trovate e nel libretto si è effettuata una selezione che privilegia le notizie su Alghero e sulla Sardegna. Per quanto riguarda l'Italia, l'Europa e il Mondo abbiamo preferito parlare di alcuni luoghi da noi ritenuti più significativi, anziché fare degli elenchi.

Molte notizie e molte immagini sono tratte da siti Internet o da pubblicazioni. I testi consultati sono riportati nelle pagine delle relative citazioni.



SAN GIOVANNI DELLA PORTA LATINA


Prima di iniziare ad esporre i risultati della ricerca non posso tralasciare di accennare ad un'altra festa di San Giovanni che ad Alghero si svolgeva il 6 maggio con grande solennità nei secoli tra il 1400 e il 1800 e che spesso viene confusa con la ricorrenza del 24 giugno. In realtà il 6 maggio si ricordava San Giovanni Evangelista che, secondo gli algheresi, aveva aiutato la città a sconfiggere i sassaresi e il Visconte di Narbona, i quali tentavano di scacciare da Alghero i catalano-aragonesi. Il fatto è avvenuto  il 6 maggio 1412. Il 6 maggio è il giorno del martirio di San Giovanni Evangelista che, messo nell'olio bollente a Roma nei pressi della Porta Latina, si salvò e morì molti anni dopo, il 27 dicembre, giorno della festività del santo.



Il 6 maggio fu per diversi secoli celebrato dagli algheresi che in quell'occasione cantavano i Cobles. La festa fu infine abolita perché rinfocolava antichi attriti fra algheresi e sassaresi e talvolta generava scontri come riportato da Alberto della Marmora e dal canonico Angius. Il canonico Angius afferma che la ricorrenza nella prima metà dell'Ottocento manteneva “solo quello che era puramente religioso nella memoria di quella vittoria”.



Come si può vedere dai documenti dell'Archivio Storico di Alghero  le spese sostenute per la festa di San Giovanni “Ante Portam Latina” erano a carico del comune.


CONTINUA

lunedì 24 dicembre 2018

Maura, l'indovina di Orotelli

In questo blog vengono pubblicate soltanto foto. L'attività dell'Associazione Tholos viene aggiornata nel seguente blog:





Maura, l'indovina di Orotelli
21 dicembre 2018, presentazione del libro a cura dell'autrice Alessandra Derriu
Organizzata dall'Associazione Tholos

mercoledì 10 ottobre 2018

La pittura rupestre preistorica in Sardegna

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Liliana Spanedda, archeologa algherese che vive ed opera in Spagna, ha mostrato i risultati dei suoi studi sulle pitture trovate in alcuni siti del prenuragico sardo.

Le immagini che scorrono durante la presentazione mostrano numerosi siti nei quali i Sardi hanno usato colori sulla roccia di domus de janas o sulle pareti di grotte e ripari sotto roccia. Dopo millenni il colore è quasi del tutto scomparso ed è stato necessario utilizzare innovative tecnologie di indagine per individuarlo. 
La colorazione si è evidenziata maggiormente nella Sardegna nord-occidentale, mentre pare assente in Gallura.
I siti presentati sono  i seguenti.
Perdonigheddu a Sorgono
Luzzanas a Ozieri nei pressi di Sant'Antioco di Bisarcio
Branca a Cheremule
Sas Concas a Oniferi con i "capovolti", forse simboleggianti i defunti
La Grotta del Bue Marino
I menhir di Laconi ove è riprodotto in bassorilievo il "capovolto"
Su Crabiosu ad Ardauli dove si trova il dipinto riprodotto nella locandina che raffigura un gruppo di uomini e pare che sia raffigurato il sole, caso raro in Sardegna
Mandras, riparo sotto roccia sempre ad Ardauli, dove in collaborazione con la rivista Archeologia Viva si svolgeranno delle attività
Orri a Tortolì
Grotta del Papa a Tavolara

La studiosa ha anche mostrato figure disegnate su piatti del periodo della cultura di Ozieri.

Non vi è stato uno studio sui pigmenti utilizzati che sono in maggioranza ocra rossa e carboni. Tale studio potrebbe precisare la datazione dei disegni.

Viene spontaneo pensare che l'utilizzo del colore in relazione alla morte abbia un profondo significato per l'uomo che rifiuta l'evento come ineluttabile e lo accetta soltanto se immagina una continuazione o addirittura un ritorno, come accade in alcune culture. 
L'uso del rosso è un forte richiamo alla vita, e usandolo forse l'uomo intende anche stabilire un contatto con un mondo che non ha mai visto, ma che sente concreto e reale. 
Le suggestioni suscitate dalla scoperta dei segni lasciati tanti millenni fa sono molto forti, perché sentiamo che ci comunicano messaggi che noi cerchiamo in ogni modo di cogliere anche se capiamo che è estremamente arduo riuscire a penetrare nei pensieri di coloro che ci hanno preceduto nei nostri stessi territori ma in tempi tanto lontani. 
Eppure sentiamo la loro voce, e riusciamo a percepire la loro presenza attraverso i segni tangibili del loro passaggio terreno. 
Ci piacerebbe saperne di più e confidiamo nell'impegno dei tanti studiosi che indagano il passato perché le domande trovino risposte.










giovedì 20 settembre 2018

Perfugas

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20 ottobre 2018

Perfugas


Visita al pozzo sacro nuragico di Predio Canopoli

Visita al retablo di San Giorgio nella chiesa di S. Maria degli Angeli




Campanile di S. Maria degli Angeli


Visita al Museo 




Gli utensili di selce trovati presso il Rio Altana sono stati assegnati all'industria europea del Clactoniano che copre il periodo tra 450.000 e 100.00 anni fa, prodotta dall'homo erectus. 
Tali utensili sono costituiti da schegge ottenute con la percussione dei nuclei di selce per renderne il bordo adatto all'uso che se ne intendeva fare: tagliare, raschiare, grattare, ecc.. Il clactoniano si distingue per l'assenza di strumenti lavorati sulle due facce, i bifacciali che caratterizzano l'acheuleano che, al momento, non è stato trovato in Sardegna.



Pomeriggio - Bulzi

San Pietro delle Immagini










Questa è la relazione di una visita effettuata nel 1999. 
Perfugas 
Chiesa di Santa Maria degli Angeli - Retablo di San Giorgio - Pozzo sacro Predio Canopoli - Museo Archeologico - Necropoli Murrone.
( Domenica 23 / 05 / 1999 h 8,45 - 9.00).

Retablo -
Si è visitato il Retablo della chiesa di S.Giorgio, sistemato ora nella cattedrale che si trova nella piazza adiacente al pozzo sacro. Si nota il curioso campanile edificato con tufo trachitico di vari colori. Caratteristica è anche la cupola.

Pozzo Sacro -
E’ stato possibile accedere all’interno dell’area del pozzo sacro che è recintata ed è oggetto di contenzioso.
Il sito, dopo il Medio Evo, è stato totalmente ricoperto ed occupato da abitazioni e da un cortile. Solo uno scavo casuale lo ha rimesso parzialmente in luce nel 1923. Negli ultimi anni sono state abbattute le abitazioni e l’area adiacente al pozzo è stata liberata. Anticamente la zona si presentava come il versante di una collina, sulla cui cima sorgeva un nuraghe con il villaggio attorno (nello spazio anteriore alla chiesa, alle spalle dell’ingresso del pozzo). Il centro nuragico era sicuramente importante e si ha testimonianza di un’intensa attività commerciale nei secoli VIII e VII a.C. Sono stati ritrovati materiali etruschi, greci e fenici. Il pozzo è antecedente al 1000 a.C. e il suo utilizzo è durato fino al Medio Evo.In epoca romana la zona attorno è stata edificata e rimangono infatti alcune murature.




 Pozzo sacro (20 ottobre 2018 - h 10,48)

Vi si vede anche una struttura subrettangolare. E’ un tempio a megaron che racchiude un’area sacra.
Gli scavi hanno messo completamente in luce tutta l’area del pozzo. I lati più lunghi della muratura mostrano delle bugne esterne variamente interpretate. La marna calcarea, perfettamente lavorata, è una pietra che viene da altre località distanti 5-10 Km. I conci del pozzo aggettano l’uno sull’altro di un centimetro ed il primo è perfettamente perpendicolare con l’ultimo. Si sono trovati un toro ed una vacca di bronzo.
Davanti alla stretta scalinata, nell’area dove si trovano due sedili laterali, si può osservare un grande concio rettangolare con un foro circolare che pare incorniciato.

Museo Archeologico -

Alla periferia del paese sorge il museo. Contiene una sezione paleobotanica dedicata ai reperti della foresta fossile. Non è facile individuarvi le piante, ma si sono potute riconoscere conifere (cipressi), olmi, palmizi. Di grande interesse è il calco del suolo dove sono stati trovati i reperti del paleolitico inferiore. La tecnica usata è la scheggiatura della selce che si trova in grande quantità nel territorio.
Il periodo di tali manufatti è il clactoniano, risalente a 500.000 anni fa.

Alla visita si può abbinare il Museo Archeologico di Viddalba.

Necropoli “Murrone” -

Per raggiungerla occorre percorrere stradine in parte sterrate ed in parte asfaltate ma sconnesse. Non esiste segnaletica. Le domus sono scavate su un banco di trachite, hanno un soffitto basso, e sulla superficie sono delimitate da canalette che probabilmente servivano anche per lo scolo dell’acqua piovana.. Conservano uno strato di ocra rossa sia esternamente sia internamente. Hanno i portelli molto ben lavorati e contornati da belle cornici. Recano la decorazione di protomi bovine; un ipogeo ha sul soffitto le scanalature ad imitazione dei tetti delle capanne.


mercoledì 15 agosto 2018

Nuragici in mostra ad Alghero

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Una mostra per tutti.
Per i sardi che vogliono saperne di più.
Per i turisti che vogliono conoscere meglio il territorio che visitano.
Per i bambini che vogliono capire che cosa c'è stato molto prima di loro.

Dal 4 agosto 2018 al 28 aprile 2019 al Qualtè (Quarter) di Alghero ci sarà l'occasione di scoprire quanto sappiamo veramente della civiltà nuragica.
Potremo anche mettere a confronto le nostre convinzioni con i risultati degli scavi archeologici che ci raccontano come l'antico popolo dei Sardi ha risolto i bisogni fondamentali dell'esistenza in modo originale e creativo.
I nuraghi, le tombe di giganti, i templi a pozzo, le fonti sacre, le statue di Monte Prama, i bronzetti, le ceramiche, hanno tutti un marchio inconfondibile e unico.

Attraversando le sale della mostra ci sembra di sentir parlare gli antichi pastori dal volto ieratico e solenne, come lo vediamo raffigurato nei bronzetti.
Percepiamo la presenza di un popolo forte, padrone del territorio, aperto ai commerci e agli scambi culturali che si svolgevano attraverso le rotte del Mediterraneo, quel mare che anche i Sardi Nuragici sfidavano più spesso di quanto non si creda.

Forse, dopo aver visto questa mostra, i siti che andremo a visitare saranno meno misteriosi e più ricchi di luce e di vita.



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giovedì 7 giugno 2018

Su Romanzesu - Nuraghe Loelle

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Lunedì 18 giugno 2018 un gruppo di soci Tholos si è recato a visitare Su Romanzesu presso Bitti. 

Nell'area si trovano 17 strutture tra le quali sono stati individuati cinque templi. Un sesto tempio a megaron  è ancora da scavare.

Su Romanzesu si può collocare tra le aree cultuali più importanti della Sardegna che comprendono Santa Vittoria di Serri, S'Arcu is Forros, Gremanu e Monte S. Antonio. I luoghi destinati al culto delle acque sono circa cinquanta.



Francesco (la guida) parla del sito e i soci ascoltano seduti sui gradoni che anticamente ospitavano i fedeli accorsi al tempio a pozzo


La tholos del tempio a pozzo è stata distrutta durante lavori effettuati nel 1970


Gradinata per arrivare all'acqua. L'originaria scala di pietra di forma trapezoidale è stata distrutta durante lavori eseguiti per deviare l'acqua sorgiva. Il culto che si svolgeva nel tempio a pozzo era riservato a poche persone poiché lo spazio è ristretto.


Betili collocati ai lati dello spazio gradonato nei pressi della fonte. Un terzo betilo più piccolo è posizionato più avanti.


Gradoni con betili ai lati. 

In primavera, a causa del disgelo e delle abbondanti piogge, l'acqua del pozzo usciva fuori dalla sua sede e si spargeva nello spiazzo antistante vi si potevano celebrare riti collettivi. I fedeli si immergevano nelle acque e potevano così purificarsi. Si parla anche dell'ordalia, ma non vi sono testimonianze dirette di tale pratica in Sardegna. 

Nel raggio di tre chilometri da Romanzesu si contano sette villaggi nuragici.



Ricostruzione di capanna


La struttura ripropone il tipico  modulo planimetrico della capanna circolare nuragica. L'area interna ha un piano pavimentale lastricato e un grande focolare ubicato in posizione appena decentrata; la presenza del sedile perimetrale alla base del muro rende plausibile la destinazione d'uso del vano a “capanna delle riunioni”. La presenza del focolare esclude l'utilizzo di un palo di sostegno centrale per il tetto conico del vano, impostato alla sommità del perimetro murario e realizzato in materiale deperibile. 
Le varie proposte di ricostruzione ideale delle coperture circolari di età nuragica, prevedono sostanzialmente la realizzazione di un'armatura di pali lignei disposti a raggiera e convergenti al centro, raccordati da una trama di travicelli orizzontali posizionati a diverse altezze che, con funzione di tiranti, contribuivano a distribuire uniformemente il peso della copertura; i carichi tutt'altro che trascurabili del tetto andavano a gravare integralmente sul muro perimetrale. Il rivestimento esterno della copertura di frasche, stramineo e incannucciato, infine, veniva verosimilmente amalgamato ed impermeabilizzato con un impasto di argilla. I materiali ceramici recuperati nell'interno di scavo permettono di attribuire al XV sec. a.C. (media età del bronzo) la fase d'impianto della grande capanna circolare.
A S'Urbale è stata trovata una capanna integra che utilizzava il sughero posizionato sotto alcuni centimetri di piano di calpestio fatto di terra battuta. Le pareti venivano intonacate e rifinite con argilla.


Capanna delle riunioni con focolare al centro e pavimento con lastroni di pietra

A Romanzesu si trovano quattro grandi capanne con sedili lungo la circonferenza e focolare centrale. Questo dato suggerisce che il luogo, oltre ad essere destinato al culto, era anche un centro direttivo e amministrativo del territorio circostante. Molte persone si riunivano nella capanna e discutevano, dialogavano, forse risolvevano controversie e conflitti sorti tra i pastori.


Costruzione rettangolare con mura molto spesse che racchiudono un ristretto spazio interno. L'ingresso è collocato sul lato lungo, a differenza di quanto succede nei templi a megaron. La copertura era stata realizzata con lastroni. All'esterno è posizionato un doppio bancone. Si fa l'ipotesi che sia un mausoleo per il culto di un eroe. 
Sono stati ritrovati lame e puntali di bronzo, bottoni votivi, pendagli e fibule di matrice etrusca, un morso equino,vaghi di pasta vitrea e tre vaghi di ambra.
All'esterno si sono trovati 133 vaghi di ambra per bracciali e collane. Pare che alcuni vaghi siano stati lavorati proprio a Romanzesu.


Ingresso collocato sul lato lungo del mausoleo.



Spazio antistante il mausoleo delimitato da una triade betilica e da lastroni. Forse era la zona destinata al culto.



Terzo Tempio a Megaron



Ingresso del terzo tempio a Megaron

Spazio antistante l'ingresso realizzato in un secondo tempo. Ai lati dell'ingresso alcune lastre delimitano lo spazio dove, secondo alcune ipotesi, venivano alloggiati i pitoi contenenti l'acqua lustrale.


Recinto cultuale
 Il monumento è stato riportato alla luce nel corso di due campagne di scavo effettuate negli anni '90. L'indagine archeologica ha permesso di evidenziare le parti residue del monumento documentando un complesso edificio cultuale dalla planimetria inedita, privo cioè di possibili riscontri nell'ambito dell'intero panorama dell'architettura nuragica nota. Il tempio presenta una pianta sub-ellittica con unico ingresso rivolto ad Est aperto nel muro perimetrale. Questo conduce ad una struttura di  muri concentrici, con andamento labirintico in un ambiente circolare interno. Tale vano conserva una porzione residua dell'originaria pavimentazione lastricata su cui poggiava un basamento circolare, formato da blocchi di pietra a forma di cuneo, destinato a sostenere un elemento architettonico funzionale. Il piccolo vano centrale, in origine coperto, costituiva una sorta di sancta sanctorum raggiungibile attraverso un camminamento anulare, ricavato tra i muri concentrici, come un percorso obbligato con valenze rituali. I materiali recuperati dagli archeologi comprendono: parte di una base votiva in granito (l'elemento in cui venivano inserite le offerte in bronzo), pugnaletti, bracciali, spilloni, frammenti di spade votive, parte di una fiasca del pellegrino, porzioni di altri recipienti in ceramica d'impasto. I reperti di scavo oltre a confermare il carattere rituale-cerimoniale di questo straordinario monumento, ne collocano il momento della costruzione ed il periodo di utilizzo tra la fine del XIII ed il I secolo a.C.

La fiasca del pellegrino
 Tra i materiali ceramici recuperati nello scavo dl grande recinto cultuale il collo di una fiasca del pellegrino, recipiente documentato nell'isola da pochi esemplari, imitazione locale di una forma ceramica prodotta nel Mediterraneo orientale (Cipro e costa siro-palestinese) ed introdotta nella Sardegna di epoca nuragica tra Xii e IX sec. a.C.  Il vaso dal corpo tondeggiante e schiacciato, dotato di prese forate per l'inserimento di un cordino di sospensione, richiama vagamente le forme di una moderna borraccia. La fiasca di Romanzesu, a differenza degli altri esemplari, presenta eccezionalmente il lungo collo modellato a forma di torre di nuraghe con, in evidenza, il dettaglio di mensoloni che sostenevano la terrazza sommitale nell'edificio a dimensioni reali. Proprio tale caratteristica sottolinea la valenza “simbolica”, confermata dal luogo di rinvenimento (una struttura sacra), di una forma ceramica riproposta non casualmente in forme miniaturistiche, sotto forma di pendaglio in bronzo. Valenza “simbolica” del contenitore ceramico legata probabilmente alla sacralità dell'acqua.



Costruzione circolare definita Labirinto

Vasta costruzione circolare con corridoi interni e capanna centrale. Ha un diametro di 18 metri e l'altezza delle mura perimetrali doveva raggiungere 1,80-2 metri. 
Gli scavi hanno restituito circa due mila ciottoli di quarzo. Si ipotizza che lo spazio fosse ricoperto col sistema dei pali ricoperti di frasche e anche la capanna aveva una sua copertura. Forse il luogo era utilizzato per l'iniziazione dei giovani che dovevano compiere un percorso al buio e alla fine potevano lasciare il ciottolo tenuto in mano. La particolare struttura suggerisce un movimento di espiazione circolare.


Ingresso del "Labirinto"



NURAGHE LOELLE


Dopo la sosta per il pranzo ci rechiamo a visitare il nuraghe Loelle in territorio di Buddusò.


Nuraghe Loelle


Nicchia all'interno del nuraghe


Nicchia di una stanza al piano superiore del nuraghe Loelle.



Nei pressi del nuraghe si trovano due tombe di giganti delle quali rimane il vano di sepoltura e l'esedra esterna. Il vano è delimitato sul fondo da una lastra di pietra.


Nei pressi del nuraghe si trovano due tombe di giganti delle quali rimane il vano di sepoltura e l'esedra esterna.





























Nei pressi del nuraghe si trova un imponente masso.


Accanto al masso si può sostare per un pic-nic.



Relazione di una precedente visita al sito del 1998
  1. Bitti. Su Romanzesu.

(domenica 31 maggio 1998 - h 9)

La scoperta della fonte sacra di Romanzesu o Poddi Arvu risale al 1919 ed è stata del tutto casuale. I proprietari del terreno, dislocato su un altopiano in gran parte granitico, avevano intrapreso uno scavo per la ricerca di acqua. Ben presto venne alla luce una costruzione ma i lavori proseguirono fino a distruggere la parte dell’accesso, costituita da una gradinata che conduceva alle acque. Si sospese la demolizione solo quando ci si rese conto di trovarsi di fronte ad un manufatto antico. A quel punto intervenne Taramelli il quale si limitò a descrivere ciò che emergeva dalle macerie e dai rovi. Egli precisa: “... non potei desumere né fotografie significative, né rilievo attendibile, ma solo un cenno descrittivo che mi permette di classificare la fonte tra quelle nuragiche ...Resta in piedi la cupola, priva della parte superiore di chiusura ma conservata per l’altezza di m. 2.70, formata da 15 corsi di blocchi granitici ben connessi ed a graduale aggetto verso l’alto. Il diametro della cella, a livello di soglia, è di m. 3.05. Una fasciatura di muro, in blocchi più piccoli, disposta tutto all’ingiro della parete, per l’ampiezza di m. 0.70, riduce a 1.70 il diametro del pozzetto che sta al centro della camera e che serve a raccogliere l’acqua della fonte in più ristretto spazio. La profondità del pozzetto è di m. 1...”. I proprietari trovarono anche frammenti di stoviglie ma “...nella loro ignoranza non ne avevano tenuto conto”.
A poca distanza da questa località di Poddi Arvu, sull’alto del colle, Taramelli segnalò i resti di una tomba di giganti.
Dal medesimo territorio proviene un’iscrizione romana.
Di recente, si sono intrapresi gli scavi della fonte, e ci si è trovati di fronte a numerose costruzioni che presentano varie tipologie.
  • A partire dal vano scala del pozzo c’è un canalone-corridoio gradonato, lungo 42 m., che porta ad una grande vasca circondata da una serie di sei gradoni. Pare che tale bacino, in origine, fosse lastricato e fosse utilizzato per raccogliere l’acqua del pozzo quando essa superava il livello della scala. Con un po’ d’immaginazione possiamo dunque pensare che in tale vasca si celebrassero delle cerimonie rituali. Forse vi si praticavano riti ordalici, come quelli di cui parlava Solino (IIIsec.d.C.), al fine di giudicare e punire i delitti contro la proprietà.
  • A monte dell’area del pozzo sono stati individuati i resti di grandi capanne circolari con pavimentazione lastricata, sedili lungo la circonferenza e grandi focolari centrali. Pare che tali capanne siano databili al XVI sec. a.C. e siano dunque più antiche del pozzo sacro (fine XIII-IX sec a.C.).
  • A circa 100 m. dal pozzo si è ritrovata un’altra struttura a carattere sacro, un tempio a megaron*, ed è in corso lo scavo di un secondo tempietto, distante 80 m. dal primo. Il tempio evidenzia almeno tre fasi costruttive che vanno dal XIV al IX sec. a. C.
In un primo tempo era doppiamente in antis**. Nel lato più breve del tempio vi era l’ingresso (vestibolo) che dava l’accesso al sacello che, a sua volta, era in comunicazione con una zona più interna, riservata esclusivamente ai sacerdoti (I fase - XIV sec.a.C.).
In seguito il vestibolo fu parzialmente chiuso con un muro rettilineo e vi furono realizzati, con piccoli blocchi granitici, due allestimenti a sezione di cerchio, utilizzati probabilmente per sorreggere due contenitori che raccoglievano una riserva di acqua per le abluzioni rituali.(II fase - XIII-XI sec.a.C.)
Fu quindi abbattuto il muro rettilineo, precedentemente realizzato, ed al suo posto fu eretto un muro curvilineo che ampliò lo spazio del vestibolo. I due allestimenti furono eliminati. ( III fase - X-IX sec.a.C.)
  • A 17 m. dal tempio a megaron è stata individuato un grande recinto a pianta subellittica con l’ingresso rivolto ad est. La struttura si compone di un muro perimetrale e di altri muri interni, perfettamente concentrici, che formano un corridoio labirintico che conduce ad una piccola capanna centrale, forse il luogo dove il sacerdote celebrava i suoi riti. Pare che la struttura sia riferibile al Bronzo recente e finale ( fine XIII-IX sec. a. C.).
Gli scavi hanno riportato alla luce numerosi frammenti di ceramica riferibili a tazze, ciotole carenate, olle, tegami, etc. Inoltre nel megaron si sono ritrovati un pugnaletto ed uno spillone di bronzo, oltre a due colate di piombo che erano usate per fissare i bronzetti votivi sulla base di pietra.
Si può dunque affermare che il sito sia ricco di spunti per chi voglia immaginare la vita dell’antico villaggio. L’insediamento, composto da un centinaio di capanne, impegna un’area di 7 ettari; la presenza di varie strutture a carattere sacro può indurre a pensare che fosse un vero e proprio santuario frequentato da pellegrini che giungevano anche da lontano.
I Romani occuparono l’altopiano con insediamenti produttivi e vi lasciarono numerose testimonianze soprattutto in epoca imperiale (II - III sec. d. C.). A loro si deve il toponimo Su Romanzesu. La zona del pozzo sacro è conosciuta anche con il nome di Poddi Arvu, cioè Pioppo Bianco.
Secondo altre fonti il toponimo si riferisce alla pratica di trebbiare il grano, sollevando così la pula, detta poddi in sardo. Il pioppo ha il nome di fustialvu, ed oltre a ciò, nella zona non ci sono, nè vi erano pioppi.

Riferimenti cronologici:
Bronzo antico - 1800-1600 a.C Cultura di Bonnannaro.
Bronzo medio - 1600-1300 a.C. Prende l’avvio la Civiltà Nuragica.
Bronzo recente- 1300-1150 a.C. Si sviluppa il culto delle acque nei templi a pozzo.
Bronzo finale - 1150-900 a.C. Si registra un sensibile sviluppo di tutto il contesto culturale.

  • Templi a megaron - Costruzioni così chiamate per le affinità planimetriche con edifici rettangolari presenti nelle rocche di Micene, Troia, Tirinto. Erano grandi sale con pareti laterali che si prolungavano posteriormente per formare un portico, che poteva essere munito di pilastri. Costituivano il nucleo dei palazzi micenei.
** In antis, o doppiamente in antis - Costruzioni con i due muri laterali che si prolungano sul fronte, o sul fronte e sul retro.
Scheda tratta da: A. Taramelli “Scavi e scoperte” Vol. III pag. 252-253 Roma -1984
M. Ausilia Fadda,  “Su Romanzesu: il villaggio e lo stregone” articolo pubblicato su Archeologia Viva N. 69 pag. 62-67




2. Nuraghe Loelle presso Buddusò.
Nuraghe con pianta complessa. Il rifasciamento gli dà l’aspetto di una costruzione poligonale. Al piano terra non abbiamo notato camere, ma solo una scala che porta ai piani superiori dove si possono visitare alcune camere circolari. Da un accesso laterale si giunge in un corridoio delimitato da monoliti granitici, in parte scavati e levigati, che costituiscono un vano ampio che si restringe nelle estremità appiattendosi sulle mura della costruzione principale. In alto, su una parete, era appeso un pipistrello di color marroncino, addormentato. Non lontane dal nuraghe sono segnalate tombe di giganti ma il gruppo non le ha trovate. In seguito abbiamo saputo che sono scarsamente visibili in quanto semidistrutte.