venerdì 19 febbraio 2016

Sartiglia 2016

In questo blog vengono pubblicate soltanto foto. L'attività dell'Associazione Tholos viene aggiornata nel seguente blog:

   SARTIGLIA 2016



Martedì 9 febbraio 2016 un gruppo di soci Tholos si è recato ad Oristano per assistere alla Sartiglia.



Su Componidori


Faremo ora interessanti considerazioni antropologiche su alcuni dei significati della Sartiglia che è una stratificazione di culti e di gesti da ricercare nel più antico passato.

Il Componidori che è la figura centrale della Sartiglia, non può toccare terra dal momento in cui sale sul tavolo per essere vestito con gli indumenti prescritti dalla cerimonia  fino a quando, terminata la sua funzione, riprende i suoi abiti.
Frazer analizza questo tabù in diverse culture. Dice che la vita dei re o sacerdoti divini era sottoposta ad alcuni tabù tra i quali il non toccare terra. Riporto le parole di Frazer (1).
"La prima regola, che vorrei sottolineare, è che il personaggio divino non può toccare la terra con i piedi. Questa norma valeva anche per il sommo pontefice degli Zapotechi, in Messico; se solo avesse toccato il suolo con i piedi, avrebbe profanato la propria santità. L'imperatore messicano Montezuma non pose mai piede a terra; era sempre portato a spalla dai nobili; se doveva camminare, lo faceva solo su ricchi tappeti. Per il Mikado del Giappone, calpestare la terra sarebbe stata una vergognosa degradazione; anzi, nel XVI sec. era sufficiente a privarlo della sua carica. Fuori dal palazzo era trasportato a spalla e all'interno camminava su stuoie riccamente lavorate."
Frazer fa un lungo elenco di regni dove vigeva questo tabù. Poi aggiunge che "oltre a quelle persone che sono permanentemente sacre o tabù, e che non possono quindi toccare il terreno con i piedi, ve ne sono altre che rivestono un carattere sacro o tabù solo  in determinate occasioni; e per le quali quindi, il divieto vale solamente in quei casi particolari, quando sono in odore di santità. Per esempio, presso i Kayan o Bahau del Borneo centrale, le sacerdotesse, durante determinati riti, non possono posare i piedi a terra e camminano quindi su assi di legno."
Ed ecco la spiegazione che dà Frazer: "Secondo la filosofia dei primitivi quell'apparente santità, quella magica virtù, quel tabù, o comunque lo vogliamo chiamare, quella misteriosa qualità che si presume pervada gli individui sacri, è una sostanza o fluido di cui l'individuo è carico, proprio come una bottiglia di Leida è carica di  elettricità; e, proprio come nella pentola l'elettricità viene scaricata a contatto con un buon conduttore, così la santità o la magica virtù dell'uomo, si può scaricare ed esaurire venendo a contatto con il suolo che, sempre secondo la mente primitiva, è un ottimo conduttore di fluido magico."

Evidentemente Frazer non conosceva la Sartiglia altrimenti l'avrebbe citata.
Seguendo le sue considerazioni si arriva a concludere che il Componidori non può toccare terra perché per un giorno è considerato sacro e non deve perdere il suo fluido magico attraverso la terra. Trovo soddisfacente questa spiegazione. C'è chi vede nel tabù di toccare la terra il pericolo che la persona si contamini. Anche questa può essere una motivazione plausibile pur se trovo più convincente la spiegazione che dà Frazer.

Mi rimane da risolvere il significato della "pippia de maju". La Sartiglia è organizzata da due gremi, uno dei quali è quello dei contadini che fa riferimento a San Giovanni (suppongo il Battista). San Giovanni Battista è al centro del culto del solstizio d'estate che si perde nelle più remote antichità e che in Sardegna prevede, tra l'altro, la confezione di una bambolina da mettere nel nenniri. Da qui a giungere alla pervinca, alla viola e al mese di maggio ci sono evidentemente altri passaggi da chiarire.

L'uso di fare bamboline o fantocci con vegetali era molto diffuso nelle civiltà contadine. Nel XLV capitolo "La Madre e la Vergine del grano nel Nord Europa" (2)  Frazer fa un lunghissimo elenco di luoghi dove con l'ultimo grano mietuto si fa un fantoccio. Tra le tante descrizioni che lui fa riporto la seguente.
"In alcune località della Scozia e dell'Inghilterra settentrionale, l'ultimo grano mietuto era chiamato kirn, e colui che lo portava via si diceva che aveva vinto il kirn. Lo si abbigliava poi come una bambola, cui si dava il nome di kirn-baby, bambola kirn o la Fanciulla."
Da tutto ciò che Frazer dice nel corso del capitolo si capisce che l'ultimo grano mietuto nel campo ha un potere di fecondità e prosperità per l'anno a venire.
Ma sa Pippia de Maju si fa con viole e pervinche, e non con il grano. Tuttavia si tratta sempre di un oggetto ricavato da vegetali.

Passiamo adesso al maggio.

Per qual motivo si nomina il mese di maggio e non un altro mese? Perché  sa Pippia è di maggio?
Voglio precisare qui che in sardo il termine pippia indica sia la bambina che la bambola.

Vediamo il paragrafo n° 2, "Poteri benefici degli spiriti degli alberi" nel capitolo IX  "Il culto degli Alberi"  de Il ramo d'oro di Frazer.
Nel corso del paragrafo (3) apprendiamo che la parola maggio nelle tradizioni popolari non indica soltanto il nome del mese ma viene associata a diverse pratiche e diventa un sostantivo, il maggio. I maggi sono mazzi, ghirlande o addirittura alberi interi, diffusi un po' ovunque, e legati ai primi sintomi della primavera il cui significato è decisamente agrario.. Chi possiede la primavera (il maggio) può dunque risvegliare l'amore e dispensare la fecondità a tutta la comunità.

(Luigi Campus, Mondo Archeologico luglio agosto 1978, p. 29)
In Germania e in Francia il "maggio della mietitura" è un grosso ramo o un intero albero decorato di spighe che viene portato a casa sull'ultimo carro che rientra dal campo per essere legato sul tetto della fattoria o del fienile, dove rimane per un anno.  In Svezia, il "maggio della mietitura" viene infisso fra le ultime spighe lasciate sul campi; altrove, è piantato nel campo e al suo tronco viene attaccato l'ultimo covone mietuto.
In alcune zone della Baviera le fronde di maggio si portano davanti alla casa di due sposi novelli, tranne quando la sposa sta per partorire; nel qual caso, si dice che il marito "ha già messo il maggio da sé"
Appare superfluo sottolineare il potere fecondante del "maggio" e la sua simbologia.

Il calendimaggio, cioè il primo giorno di maggio, era molto importante nelle feste popolari dell'Europa contadina, Italia compresa. Dappertutto si piantavano alberi o tronchi d'albero, si decoravano porte e cortili con fronde, si appendevano rami fioriti, si formavano mazzolini di fiori e ghirlande.
Frazer riporta una interessante tradizione dell'Essex:  il primo di maggio le bambine vanno di porta in porta cantando una canzoncina che parla di fiori e ghirlande e recano ghirlande al cui centro, in genere, è collocata una bambola vestita di bianco.
La vigilia di san Giovanni (il 23 giugno) a Stoccolma si tiene un mercato nel quale si vendono "i pali di maggio" decorati di foglie, fiori, carte colorate, gusci d'uovo dorati. Il palo di Maggio, il maypole anglosassone, ha dato origine all'albero della Cuccagna.

Lo spirito arboreo può avere forma sia umana sia vegetale. Il rappresentante umano dello spirito arboreo è a volte una bambola o un fantoccio, a volte una persona in carne ed ossa collocata accanto a un albero o a un cespuglio (pag. 156).

Frazer conclude dicendo che "I vari nomi - maggio, padre maggio, signora del maggio, regina del maggio - con i quali viene spesso indicato lo spirito antropomorfico della vegetazione, stanno ad indicare come la concezione di tale spirito si fonda con una personificazione della stagione in cui i suoi poteri si manifestano in maniera più spettacolare." (pag. 158).

Da quanto abbiamo visto in Frazer possiamo pensare che il mazzolino bifronte di viole e pervinche tenuto in mano dal Componidori deve il suo nome Pippia de Maju a vari riferimenti del mondo agricolo e al potere del "maggio" di portare abbondanza e fertilità dei campi.


Sa Pippia de Maju 
(Da "Sa Sartiglia di Oristano" di Giuseppe Pau, Ed Giovanni Corrias, 1984)

Certo rimangono ancora delle domande irrisolte: perché il mazzolino è bifronte? Perché la maschera che porta il Componidori è androgina?


Maschere in mostra nella Sartiglia 2007



Artigiano che crea maschere sarde (Sartiglia 2007)

Al momento posso pensare che la Sartiglia sia un insieme ormai indistinto di simbologie che si sono stratificate nei secoli e forse anche nei millenni visto che molto di ciò che attiene il mondo contadino ci arriva dal neolitico. Districare quell'insieme è un arduo compito che lascio agli antropologi.

Non condivido l'interpretazione della posizione dal rematore che prende il Componidori. Qualcuno spiega che il Componidori esce dalla sala della vestizione coricato supino sul cavallo per raddrizzarsi una volta superata la porta perché muore come uomo e si rialza come semidio.
In primo luogo una persona morta a cavallo non ha certo la posizione rovesciata all'indietro, ma ha quella rannicchiata in avanti.
In secondo luogo i cavalieri sardi usano quella posizione a prescindere dalla Sartiglia. Sentiamo cosa scrive Gino Cabiddu (4) parlando dei vari palii che si corrono in Sardegna.
I cavalieri corrono "piegandosi indietro con le spalle, fino a mettere la nuca sulla groppa del cavallo arremendu, e cioè facendo come fa un rematore vogando in una barca".




 Sella e finiture per cavallo in mostra nella Sartiglia 2007

In altre parole la posizione del rematore è una figura che fa parte delle acrobazie che i cavalieri sardi eseguono sui loro cavalli. Se poi si vogliono attribuire significati metaforici può andare bene quello citato, ma ricordiamo che su Componidori prende quella posizione anche durante la corsa. Quale significato vogliamo dare in quel caso?


(1) Il ramo d'oro di James Frazer, Newton Compton Editori, 2010, pag. 657 e seg.

(2) Id.  pag. 454 e seg.
(3) Id. pag. 148 e seg. 
(4) Gino Cabiddu, Usi, costumi riti tradizioni popolari della Trexenta, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari, 1956, pag.357.