mercoledì 10 dicembre 2025

II Storia di Alghero

Giovedì 27 novembre 2025, h 10,30 - Sede di via Sasari n° 80, Alghero


IL POPOLAMENTO



Le prime tracce di homo habilis sono presenti nel territorio di Perfugas nei pressi del Rio Altana dove nel 1979 un’alluvione ha messo in evidenza selci scheggiate dall'uomo. I manufatti potrebbero risalire a 400.000 anni fa.

Resti umani datati a 22.000 anni fa sono stati rinvenuti nella Grotta Corbeddu di Oliena. La stessa grotta ha restituito attrezzi in osso e in pietra datati da 14.600 a 12.500 anni fa. 
Tutte queste frequentazioni furono episodiche. Per avere un popolamento più significativo occorre attendere il VI millennio a. C. circa quando nell’Isola si evidenziano chiari segni dei nuovi arrivati. Nella stessa grotta Corbeddu si sono trovati resti umani di 6750 anni a.C. (Neolitico Antico).



Per capire meglio il periodo del quale parliamo occorre dire che nella mezzaluna fertile (in verde) circa 10 mila anni fa, dopo l'ultima glaciazione, le temperature miti favoriscono la nascita dell'agricoltura e dell'allevamento. Si verifica così la Rivoluzione Neolitica, un vero e proprio stravolgimento nel percorso dell'evoluzione umana che inciderà profondamente su ogni aspetto produttivo, economico, sociale, religioso. Ci sarà un importante incremento demografico e coloro che non hanno trovato spazio sulle fertili sponde dei fiumi decidono di cercare altre terre da colonizzare. Si aprono dunque due vie, una terrestre e una marina. Chi prende la prima strada dovrà poi contendere i territori ai paleolitici che continuano a condurre vita nomade e hanno necessità di vasti spazi per la loro sussistenza. La seconda strada, quella marina, richiede maggiori competenze e comporta più rischi ma permette di raggiungere terre disabitate. Infatti le grandi isole mediterranee, raggiunte dai paleolitici sin da 400 mila anni fa, non mostrano continuità di popolamento. I neolitici trovano dunque un habitat ideale ricco di risorse dove condurre la loro vita stanziale.

Neolitico Antico - 6.000 anni a. C.

Nel sesto millennio a. C. la Sardegna diventa la nuova patria di gruppi che, attirati soprattutto dall’ossidiana di Monte Arci presso Oristano,  raggiungono le nostre coste. Nel corso del tempo i nuovi arrivati portano con sé semi di piante alimentari e tessili, e specie animali docili e produttive come le pecore.
Il porto naturale di Porto Conte ha svolto una fondamentale funzione nel popolamento del territorio algherese in quanto ha favorito l’arrivo e lo sbarco di coloro che per primi hanno osato sfidare il Mediterraneo per estendere i loro orizzonti.
I primi reperti del territorio di Alghero si possono datare fra il 6000 e il 4000 a.C . e provengono dalla Grotta Verde di Capo Caccia. Al suo interno, in zone attualmente subacquee, si sono trovate sepolture contenenti corredi costituiti da vasi globulari e piriformi, e ciotole emisferiche con fondo convesso per poter essere adagiate su piani irregolari.




Neolitico Medio (4000 anni a.C.)

Dal 4000 a. C. nel Neolitico Medio assistiamo ad un notevole incremento di insediamenti soprattutto lungo le coste. Alle grotte si affiancano ora i villaggi di capanne. Con i nuovi arrivati la Sardegna conosce nuove culture, tecnologie, religioni, e lingue.
Il territorio di Alghero si mostra particolarmente interessante per questi avventurosi naviganti poiché offre numerose risorse: il mare, la laguna del Calich, pascoli e terreni coltivabili. 

Nel periodo della Cultura di Ozieri (3.200-2.800 a.C.) ad Alghero si verifica un evidente incremento demografico.
La notevole entità numerica di abitanti del nostro territorio può essere dedotta dai numerosi ipogei che sono stati scavati nella roccia ad Anghelu Ruju, Cuguttu, Taurera, Porto Conte, Sant’Imbenia,  Santu Pedru, Tanca  Calvia, Matteatu, Salondra, Scala Piccada, Tanca Bullitas.




Ad Anghelu Ruju gli ipogei (al momento 38 tombe) vengono arricchiti con finte porte e protomi taurine  scolpite sulle architravi delle aperture. 
Il Toro viene venerato per la sua forza fisica e diventa simbolo maschile di potenza e rinascita.

La grotta Rureu (Dasterru) di Punta Giglio, più tardiva, era luogo di sepoltura con corredi funebri costituiti da lame e coltelli di ossidiana, vasi lisci a corpo globoide, ollette, ciotole carenate, pendenti di collane tratti da denti di animali e anche umani simili a quelli trovati in Francia in tombe dolmeniche.
Un’altra grotta usata per scopi funerari è quella del Maccioni che ha restituito una quarantina di inumati con corredo funebre in parte appartenente al neolitico. La grotta è stata distrutta nel corso della realizzazione della strada Alghero-Bosa.
Alcuni ipogei riportano agli ambienti domestici con tetti spioventi, focolari, finte porte e così abbiamo modo di conoscere anche la tipologia delle antiche abitazioni.

Il Neolitico finale si apre all'eneolitico, l'Età del Rame, che vedrà l'uomo europeo impadronirsi di una nuova tecnica già praticata in Oriente fin dal V millennio; anche noi conosceremo i metalli che nel tempo andranno a sostituire le pietre nei manufatti e provocheranno un nuovo importante sconvolgimento negli assetti economici, sociali e religiosi.


Tesis Doctoral di Elisabetta Alba (Prof Juan Antonio Càmara Serrano) p. 43.
https://digibug.ugr.es/bitstream/handle/10481/2400/18157270.pdf?sequence=1&isAllowed=y




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