Venerdì 28 novembre 2025
Salone dell'ex-Seminario, Via Sassari
Toni Torre
Fauna sarda, biogeografia, insularità, biodiversità
Si parte da 25 milioni di anni fa quando il blocco sardo corso si era già staccato dal continente europeo e procedeva nel suo movimento rotatorio che lo portò dove attualmente si trova.
Siamo nell'era cenozoica (kainos zoe, vita recente) che inizia 65 milioni di anni fa e arriva fino ai nostri giorni. Il periodo è il Miocene (dal greco meion kainos, meno recente), tra i 23 milioni e i circa 6-5 milioni di anni fa.
In quel periodo troviamo in Sardegna il geotritone e l'euprotto sardo.
Il geotritone è un anfibio caudato del quale si conoscono cinque specie. Vive in grotta.
Geotritone supramontis
L'euprotto sardo o tritone sardo è un anfibio caudato endemico della Sardegna. Vive in acque pulite. Quando in Sardegna si intervenne contro la malaria scaricando grandi quantitativi di DDT nelle acque e soprattutto nelle zone vicine alle sorgenti dei corsi d'acqua per rendere più efficace l'operazione contro le zanzare anofele, l'euprotto ebbe gravi conseguenze, come anche il merlo acquaiolo.
Sei - cinque milioni di anni fa lo stretto di Gibilterra si chiuse e il Mediterraneo conobbe un lungo periodo di mancato scambio con l'oceano Atlantico diventando un grande lago con apporti idrici da parte dei fiumi insufficienti a integrare l'evaporazione. Questo determinò il suo prosciugamento e un grande accumulo di sali nei bacini rimasti. Nel contempo le specie animali ebbero la possibilità di raggiungere la nostra isola attraverso il ponte Toscana-Corsica.
Arrivano da noi il rospo smeraldino, la raganella, il discoglosso, la luscengola, la lucertola tirrenica, il gongilo (tiligugu).
Le due zolle africana ed euroasiatica si staccarono un milione di anni dopo, circa 5,3 milioni di anni fa e dopo cento anni si completò il riempimento del nostro bacino.
12 mila anni fa, l'ultima glaciazione determinò la diminuzione del livello del mare di 150 metri che ricreò il ponte tosco-corso. Arrivarono in Sardegna il riccio, la volpe, e il topo quercino, un roditore della famiglia dei ghiri.
Siamo così arrivati all'Antropocene, il periodo nel quale si attuò l'evoluzione del genere Homo. In Sardegna troviamo ippopotami, scimmie, elefanti. L'uomo, per motivazioni alimentari, sacre, o per compagnia, porta con sé alcuni animali. Arrivano nell'Isola la testuggine marginata, il colubro a ferro di cavallo (animale sacro lungo fino a 150 cm, presente nel cagliaritano e nell'oristanese), il saettone, il cervo sardo, il muflone che originerà la pecora, il daino (per alimentazione), la martora e il gatto selvatico.
Anche il cinghiale è stato introdotto dall'uomo nell'Isola dove si è ambientato molto bene anche perché da noi manca il suo predatore, il lupo. Pare che a causa del suo incrocio con i maiali la sua taglia sia aumentata e sia diventato più prolifico per cui oggi rappresenta un vero e proprio problema per la sua invadenza e pericolosità. Il lupo non può vivere in Sardegna dato che l'insularità gli toglie la possibilità di fruire dei grandi spazi necessari ai suoi spostamenti che lo portano a spaziare per centinaia e migliaia di chilometri.
Ancora oggi continuano ad arrivare da noi nuove specie non sempre desiderate e talvolta nocive per la fauna sarda.
La rana esculenta si è molto diffusa.
Sono arrivate le tartarughe guance rosse e guance gialle, onnivore, molto più grandi delle specie sarde che dunque contendono l'habitat agli altri abitanti degli specchi d'acqua. A Baratz si sta assistendo al loro proliferare e la loro forte invasività sta mettendo in pericolo le nostre tartarughe.
Il granchio blu, originario delle coste americane atlantiche, è arrivato in Europa portato dalle navi nelle acque di sentina. Il granchio rosso della Louisiana, arrivato in Italia per scopi commerciali e acquaristici, si è diffuso creando danni ai nostri ecosistemi con la competizione, predazione e diffusione della "peste dei gamberi".
Nei nostri corsi d'acqua è arrivata anche la trota fario.
Le nutrie sono state portate in Sardegna allo scopo di commercializzare le pelli ma siccome da noi le temperature sono miti l'animale non ha sviluppato un pelo utilizzabile per fare pellicce. La stessa cosa è accaduta con i visoni. Così abbiamo in Sardegna nutrie e visoni allo stato libero.
Sull'isola di Tavolara fino al 1700 era ancora presente il prolago, roditore simile al coniglio, molto importante nei primi tempi di popolamento dell'isola quando costituiva una parte importante nella dieta dei nuovi arrivati fino al periodo nuragico, testimoniata dalle grandi quantità delle sue ossa trovate nei pressi delle antiche torri.
Prolago sardo (Wikipedia)
Attualmente si segnala la scomparsa del gipeto e dell'avvoltoio monaco nonostante l'impegno da parte dei naturalisti di proteggerli.
Il capovaccaio è tornato da noi invogliato dai bocconi che venivano messi a disposizione dei grifoni. Ad Alghero, con la collaborazione di naturalisti corsi, si è arrivati ad avere tre nidi di capovaccaio, ed è un buon risultato. Il piccolo avvoltoio è minacciato oggi soprattutto dalla collisione con i cavi elettrici.
Il falco pescatore non nidifica più da noi ma sverna nelle nostre coste e viene segnalato durante i passi primaverili e autunnali.
Sappiamo che il fenicottero rosa, un tempo raro ospite dei nostri stagni, già da alcuni decenni è diventato molto numeroso e lo consideriamo ormai di casa.
Purtroppo ora gli uccelli devono anche fare i conti con le pale eoliche difficili da evitare e molto pericolose dato il loro veloce movimento.