lunedì 21 maggio 2018

Padria - Mara - Monteleone Roccadoria

In questo blog vengono pubblicate soltanto foto e commenti. L'attività dell'Associazione Tholos viene aggiornata nel seguente blog:

http://blog.libero.it/tholos

Un gruppo di soci Tholos si è recato in visita a Padria (740 abitanti) e a Mara sabato 19 maggio 2018


Arrivati a Padria visitiamo il museo dove si possono vedere le testimonianze del passato del territorio a partire dal neolitico.
Questa vetrina mostra piedi di terracotta che venivano donati alle divinità per ottenere la guarigione di malattie che avevano colpito la parte anatomica raffigurata. In altre vetrine si notano alcuni occhi in quanto in Sardegna erano frequenti infezioni come il tracoma.


Particolare della facciata della chiesa di Santa Giulia dove entriamo per ammirare sotto il vetro protettivo la sequenza che ha preceduto la chiesa: la tomba venerata, la piccola chiesa paleocristiana del 338 (ricordiamo che l'editto di Costantino è del 313) con facciata ad est devastata durante le invasioni vandaliche, poi ingrandita e divenuta chiesa bizantina per essere ancora ripresa nel medioevo quando diventa una basilica a tre navate (vi si leggeva la data del 1170). Nel 1520 sorgerà la chiesa attuale costruita sulle precedenti dai baroni di Bonvehì De Ferrera che ad Alghero avevano il palazzo in Albis situato in Piazza Civica.
I due scudi scolpiti sopra l'ingresso sono le insegne dei De Ferrera (a destra) e del vescovo di Bosa Pietro de Sena.


Alla sinistra entrando si nota il fonte battesimale di marmo con sovrastante chiusura lignea.


Ex Convento
Giogo per buoi. Sul davanzale sono esposti piccoli gioghi rituali


Nel pomeriggio andiamo a Mara per visitare la chiesa di Nostra Signora di Bonuighinu.
Domani ci sarà la festa e già il luogo è frequentato da venditori e fedeli.


Antiche cumbessias della chiesa di Nostra Signora di Bonuighinu


Altare con la statua della Madonna



Arrivati a Monteleone Roccadoria ha iniziato a piovere. Entriamo nella chiesa di Santo Stefano.


Altari abbinati della chiesa di Santo Stefano


                                        Altari abbinati della chiesa di Santo Stefano



Chiesa di Sant'Antonio



All'interno troviamo la statua di Sant'Antonio Abate accompagnato dal'inseparabile maialino.
Il santo è molto venerato in Sardegna.

In seguito ci siamo recati a Monte Minerva ma la pioggia ha disturbato la visita al roseto. Alcuni hanno visitato una sala con animali impagliati.



MARA

La cultura prenuragica di Bonuighinu è stata individuata per la prima volta nella Grotta de su Tintirriolu di Mara. Nella sequenza cronologica è collocata nel neolitico medio dopo la Grotta Verde e la Grotta di Filiestru e prima della cultura di Ozieri. Sembra che sia la prima cultura ad aver utilizzato cavità artificiali per seppellire i morti.
Gli strati più antichi della Grotta de su Tintirriolu risalgono al 4900-4000 a.C.
Tra i reperti ceramici si notano alcuni idoletti, figure danzanti incise su vasellame di ceramica, ciotole carenate e vasi a bocca larga. Inoltre si sono rinvenuti schegge di selce e di ossidiana, accette di pietra levigata e una spatola di osso. Vi sono anche conchiglie di origina marina e resti di pasto (lumache).

http://www.visitviva.com/it/scopri-villanova/davedere/a-mara/grotta-sa-ucca-de-su-tintirriolu/


 Oltre alla ceramica furono ritrovati anche reperti litici (schegge in selce e ossidiana, accette in pietra levigata, una spatola d'osso con la raffigurazione di un viso umano) e resti ossei animali.
Sulla base dei microresti inoltre si ipotizza che fosse già praticata la coltivazione del grano, almeno di Triticum dicoccum, orzo (Hordeum exsasticum) e leguminose quali lenticchie (Lens esculenta) e la veccia. Si ebbero anche conchiglie di Venus, Cardium eMytilus nonché molte lumache usate come pasto e provviste di fori nell'apice, prodotti con i denti.


L'associazione aveva già visitato Padria domenica 8 aprile 2000 e Mara lunedì 24 aprile 2000. Riporto le relazioni.

Padria - Chiesa di Santa Giulia - Nuraghe Longu
( domenica 08/04/2001 - h 15,30 )

Passiamo per Villanova e proseguiamo per Padria. Il bacino ai piedi di Monteleone Roccadoria è colmo d’acqua ed è molto vasto, con piccole isole e penisole.

La giornata è fredda, ventosa e a tratti piovosa.
A Padria troviamo la chiesa di Santa Giulia aperta. Accendiamo le luci per poter vedere la zona sottostante il pavimento protetta da una grata. Due pannelli illustrano gli scavi: uno riporta la pianta, un altro descrive i resti.
Partendo dalla situazione attuale le costruzioni sono le seguenti:

Chiesa gotico-aragonese -
Fine XV secolo - chiesa gotico aragonese (risale al 1520)
Fine XVI secolo - primi XVIII il pavimento di cocciopesto viene distrutto per effettuare tre sepolture ad ipogeo. La chiesa è mononavata e ha l’abside ad ovest.

Secoli XII - XIV - Chiesa medievale romanica - risale al 1170 e ha l’abside ad est. Ha tre navate.

Chiesa alto medievale
Post VII secolo. E’ una chiesa bizantina paleocristiana con impianto mononavato ed abside ad est.

Anteriore è la tomba venerata. Nella cappella a destra dell’altare si trova un pozzo che ha una risega e poi si restringe fino ad arrivare al fondo. Non contiene acqua.

Dopo il restauro la chiesa è stata riaperta domenica 17/09/2000.
Internamente è molto decorata con piccole sculture che si trovano alla base degli archi che sostengono il soffitto. Iniziando dall’ingresso si notano i simboli dei quattro evangelisti; il leone alato, il toro, l’angelo e al'aquila
Nelle altre basi si distinguono animali e figure umane. Alcune suonano strumenti a fiato, a percussione e a corda. Si vede anche una coppia che pare raffigurare Adamo ed Eva, angeli con le ali spiegate, ed altri motivi.
Nella zona dell’altare si notano due stemmi. Uno è della famiglia De Ferrera, che viveva ad Alghero nel palazzo di piazza Civica chiamato anche In Albis, o De Arcayne.
Lateralmente si aprono otto cappelle, quattro per lato.
La facciata è concava in quanto le parti laterali formano un angolo con la parte centrale. Sul portale c’è lo stemma della famiglia de Ferrera che possedeva anche i territori di Padria.
Anche la facciata presenta numerose sculture: Ai lati, staccati dal muro nella parte superiore, ci sono San Pietro e San Paolo. Un rosone sul portale racchiude una stella a sei punte, che si ripete anche dietro l’altare. I muri laterali presentano dei contrafforti. Il campanile non molto alto, ha una campana.

Nella piazza, sopra la finestra di una costruzione antistante la chiesa, si nota un'architrave scolpita con motivi che ricordano le palme, ed alcune lettere.
Durante una passeggiata nel paese vediamo la chiesa di Santa Croce, minuta, con un rosone che racchiude una stella a cinque punte ed un campanilino che presenta delle aperture ad arco su tre livelli.

Più avanti notiamo, al di là di un cancello chiuso, le murature residue di un “palattu”, la residenza in paese della famiglia De Ferrera.


Nostra Signora di Bunuighinu (Mara)
(Pasquetta 24-04-2000 h 13,50) 

Arriviamo dopo un tragitto di circa un’ora. La giornata è soleggiata ed un po’ ventosa.
Il luogo è affollato da gitanti. La chiesa si presenta maestosa e molto ben tenuta. Una delle casette che si trovano sulla destra è aperta. Anche la chiesa è aperta. Ha una navata molto spaziosa ed un transetto con due altari lignei restaurati con una statua ciascuno. L’altare centrale è fatto di legno, simile ai due laterali, ma con due colonne per parte anzichè una. Al centro si vede una statua della Madonna fatta con materiali poveri, ma rivestita con abiti nuovi. Ai lati sono collocati due angeli di media grandezza.
La volta è a botte e ha delle lunette. Sopra il portone si trova un finestrone quadrato dal quale entra la luce. Il pavimento è di marmo chiaro lucidato.
La facciata è variamente decorata: modanature, colonnine, motivi di foglie, motivi geometrici, piccole croci. Sopra il portale, fatto di legno marrone scolpito, si legge un’iscrizione in latino.
L’ampio spazio antistante è chiuso e completato con panche di pietra addossate al muro di recinzione. Alla destra e davanti al portale c’è una gradinata che porta al prato sottostante. Si vedono antiche costruzioni. Una ha tre porte ad arco, ma è diroccata. Le altre sono tutte restaurate.
Incorporate ai lati della chiesa si trovano ambienti di abitazione con tre porte in basso e finestre nel piano superiore. Dietro la parte absidale si trova ugualmente una casa con profonde finestre strombate verso l’esterno.

Prendiamo la strada indicata dal cartello “Grotta de su tintirriolu” (grotta del pipistrello). Saliamo per almeno mezz’ora e forse siamo in vista della grotta che si trova più in basso, ma non proseguiamo. Alcune donne ci dicono che occorre strisciare per accedervi e che poi bisogna illuminare l’ambiente con una torcia. Ci ripromettiamo di tornare un’altra volta.
La campagna si presenta rigogliosa di erbe e di fiori. Si può notare una grande varietà di piante. Tra i fiori si vedono numerosi asfodeli in fiore, piselli selvatici, allium, ravanello selvatico, moc-moc, cardi, pto-pto, qualche orchidea, pratoline, ombelico di Venere, orzo selvatico, avena, ranuncoli gialli, e un’altra infinità di essenze.


Mara - Chiesa di Bunuighinu - Grotta di Tintia
(Lunedì di Pasquetta - 21 aprile 2003 - h 15)

Al santuario ci sono numerosi gruppi di gitanti. Le casette attorno sono tutte aperte e frequentate. Alcuni uomini giocano a morra. La chiesa è aperta e la visitiamo. Alla descrizione già fatta nella visita precedente del 24.04.2000 aggiungo dei particolari.

L’altare destro, così come gli altri, appare originale e restaurato. Solo il ripiano sul quale poggia il tabernacolo è stato sostituito da un piano di legno nuovo.
Abbiamo notato che le costruzioni diroccate che si trovano nel prato antistante la scalinata e il portale della chiesa hanno diversi anelli fatti di pietra, che venivano utilizzati per legare gli animali domestici: cavalli, asini.
Tra le pietre crollate crescono dei fiori simili a calle nella forma, nel colore e nella dimensione, che spuntano dal suolo ed hanno un corto gambo. Alcuni hanno qualche foglia, anche questa simile alle foglie delle calle, ma più piccola.

Terminata la visita alla zona della chiesa prendiamo la strada che indica “Grotta di Tintia”. La giornata è variabile, un po’ splende il sole, un po’ è nuvoloso, a tratti cade qualche goccia di pioggia. La strada è agevole e presenta tratti di discesa e altri di salita. Ai lati della strada vediamo asparagi, robuste piante di cardo, piselli selvatici, pto-pto, finocchi selvatici, alloro, grandi campanule gialle che crescono a spiga, e tanti altri vegetali. Sulla destra, quasi all’inizio, sorge la costruzione di una colonia.
Lasciamo le deviazioni e continuiamo sempre sulla strada asfaltata per più di mezz’ora.
Ad un tratto l’asfalto finisce e noi proseguiamo. Infine ci troviamo davanti ad alcuni cancelli. Sulla destra scorgiamo delle rocce che formano un grande riparo. Appena più avanti c’è la grotta, segnalata da una scritta: Grotta di Tintia. Entriamo nella bassa apertura ma per proseguire è indispensabile la torcia. Usciamo e torniamo indietro. Ci ferma una coppia che cerca il castello di Bunuighinu, ma crediamo che dell’antica costruzione siano rimaste ben poche tracce, e non ne conosciamo l’ubicazione. Ci danno notizia di due tombe di giganti che si trovano ad Urzulei, e ci consigliano di andare a vederle. Impieghiamo circa tre quarti d’ora per la discesa.
Andiamo dunque a Semestene per visitare San Nicola Di Trullas ma la chiesa è chiusa e recintata. Un cartello dice che stanno facendo lavori.
Decidiamo dunque di tornare ad Alghero.





domenica 20 maggio 2018

Primi anni

In questo blog vengono pubblicate soltanto foto e commenti. L'attività dell'Associazione Tholos viene aggiornata nel seguente blog:


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In questo post verranno pubblicate fotografie di escursioni dei primi anni dell'associazione nelle quali compaiono anche soci che sono venuti a mancare.

Banari - Santa Maria di Cea
(Domenica 01/04/2001 - h 15,30)

La giornata è soleggiata, il cielo completamente sgombro da nuvole e l'aria è tersa.
Facciamo la strada per Ittiri e vediamo che il bacino del Cuga è colmo. Le sue acque si estendono su tutto l’invaso, i canneti sono sommersi e gli alberi arrivano sino alle sponde.
Prendiamo la strada per Banari e, prima di arrivare al paese, incontriamo la chiesetta dove arriviamo percorrendo una breve deviazione sulla sinistra.

Le pietre calcaree della facciata sono in piena luce solare. A destra del portale si notano alcune scritte scolpite sui conci. Qui ne pubblichiamo un esempio.



Il piccolo campanile a vela contiene una campanella che si suona tirando una funicella.
Sul sagrato sostavano alcuni visitatori.
La chiesa, romanica, è ad una navata con abside. Sulla parete di destra è inserita nel muro una piccola acquasantiera di trachite rosso scuro. I pavimenti sono costituiti da lastre di calcare di forma, di tipo e di stato di consunzione differenti, fatto che evidenzia numerosi rifacimenti. L’altare è recente, e poggia su un’ampia base circolare sollevata di un gradino rispetto alla navata. Il tetto è fatto di travi di legno e ha due spioventi. Una porta laterale che si trova sulla sinistra conduce all’esterno dove anticamente si trovavano altri ambienti. Oggi c’è una sala che abbiamo trovato chiusa. Guardando da una finestra abbiamo visto sulle pareti dei pannelli che mostrano le fasi del restauro. Di altre stanze crollate rimangono le murature di base. Al centro dell’ampio cortile, invaso da svariate specie di piante erbacee, si trova un pozzo circolare molto ben rifinito. A tratti sul terreno affiorano delle pietre che fanno pensare ad un’antica pavimentazione.
Pare che la chiesa, della seconda metà del XII secolo, facesse parte di un romitorio dipendente da San Michele di Salvenero, Abbazia Vallombrosana del villaggio di Salvenero o San Venero, abbandonato alla fine del XVIII secolo, che si trovava nella curatoria di Ploaghe (Giudicato di Torres).

Conclusa la visita della chiesa abbiamo proseguito per Banari e, arrivati in paese, abbiamo lasciato le macchine per una passeggiata a piedi. La chiesa di S. Lorenzo è soggetta a restauri ed era chiusa. È’ una costruzione piuttosto grande e complessa, e di un certo interesse. Sul muro perimetrale, a destra del portale, c’è un dipinto molto chiaro che raffigura la Vergine con il Bambino.
In una stradina del paese abbiamo notato alcune sculture di soggetto sardo. Nella piazza del comune c’erano alcune palme nane con le infiorescenze ancora chiuse. Il paese conta circa 700 abitanti.
Infine siamo andati alla “Funtana di josso”. È un grande lavatoio, con almeno venti vasche tutte munite di rubinetto, ed una costruzione completamente chiusa con una “fontana” a tre vaschette comunicanti situata a livello del pavimento.
Il lavatoio è stato recentemente restaurato ma ha perso probabilmente la sua caratteristica di antichità.
Nei giardini si vedevano lillà e glicini fioriti, oltre a numerose altre piante e fiori.





Un particolare ricordo per Assunta e per Ivana.
Giuseppina ..., Giuseppe Piccardi, Assunta Caddeo, Antonio Serra, Ivana Repossi con il cappotto scuro.


17 maggio 2006

Riunione nella sede del Qualté prima che i locali venissero ristrutturati. In occasione delle ristrutturazioni l'Associazione si è spostata negli scantinati della Scuola Elementare Maria Immacolata in via Sassari.

Di spalle Ivana Repossi, a sinistra Mino Deiana, più in là mi sembra di vedere gli occhi di Stella Bilardi, carissima nostra socia, In fondo mi sembra di riconoscere Pina ... , Giuseppina ..., Barbara Cervera col maglioncino scuro, forse  Franca Tilloca (con la collana) e sicuramente Annalisa Profili, la segretaria con camicia bianca.


17 maggio 2006

In primo piano Assunta Caddeo, sempre nei nostri cuori, Anna Manconi, Mino Deiana, forse il marito di Anna Cocco, Anna Cocco e Annalisa Profili.


Fotografie Kodak, Kodac Pictures, 2006-2005 Thol