sabato 23 giugno 2012

L'Iglesiente

Il 16 e 17 giugno 2012 un gruppo di soci dell'Associazione Tholos ha effettuato una visita nel Sulcis Iglesiente, zona mineraria situata nel sud-ovest della Sardegna per effettare delle visite in importanti siti.

Come da programma, siamo partiti sabato 16 giugno alle h 7,00 da Alghero e siamo arrivati a Monte Sirai alle h 11,30. Abbiamo effettuato la visita del sito iniziando dalle strutture templari e abitative per finire poi con la necropoli. Maggiori notizie sugli scavi del sito si trovano nel post n° 34 del 30.10.2011 nella relazione della conferenza tenuta dall'archeologo Michele Guirguis.

Nel pomeriggio ci siamo recati al museo di Sant'Antioco, una struttura recente molto ben organizzata che conserva numerosi reperti dell'Isola soprattutto di periodo punico e romano.

Al Museo etnografico abbiamo potuto vedere la Pinna Nobilis, mollusco che fino alla prima metà del novecento veniva sfruttato per produrre il bisso marino con il quale si ottenevano tessuti molto pregiati per nobili e alto clero, e un filo usato per ricami.

Per noi sono stati interessanti anche i manufatti di palma nana in quanto ad Alghero fino agli anni sessanta operavano diversi stabilimenti che trasformavano le foglie della pianta in crine. A Sant'Antioco vi è stato un solo stabilimento del crine e in realtà la pianta veniva lavorata dai cosiddetti gruttaiusu, gli abitatori delle grotte. 

Ci siamo recati a vedere le grotte che altro non sono che tombe di età punica trasformate in abitazioni che hanno ospitato intere famiglie fino al 1985.

La guida ci ha illustrato le condizioni di vita all'interno di tali ambienti umidi, malsani, non arieggiati, e ci ha parlato dei gruttaiusu, gente che viveva ai margini più estremi della società e che cercava di guadagnare qualcosa prestando la propria opera oppure fabbricando corde, cestini, crine, stuoie e scambiandoli con cibo.

Prima di lasciare Sant'Antioco per raggiungere Porto Scuso abbiamo visitato il Forte Sabaudo (costruzione dl 1813-16) dal quale si gode di un bel panorama sulla città e sul mare.

Domenica 17 giugno ci siamo recati a  Porto Flavia. Dopo un percorso di 1000 metri oppure 800 metri a piedi (si potevano scegliere due strade) si arriva all'imboccatura delle gallerie costruite per poter caricare il minerale direttamente sui piroscafi.

Dopo pranzo ci siamo recati alle grotte Su Mannau, interessanti soprattutto perché l'ingresso è stato utilizzato a partire dal periodo nuragico come testimoniano i resti di alcune lucerne votive ad olio. Gli studiosi ritengono che anticamente fosse un tempio ipogeico dove circa 3000 anni fa si praticavano antichi riti legati all'acqua ed in qualche modo collegato al tempio di Antas non molto distante dalla grotta. I sardi hanno frequentato per lungo tempo il luogo sacro che ha restituito anche lucerne relative al periodo punico e romano. Naturalmente la grotta, di natura carsica, offre numerosi scorci suggestivi accompagnati dal rumore dell'acqua che scorre sulle rocce e forma laghetti in miniatura.

L'ultima visita ci ha portato ad Antas dove il tempio punico-romano di Antas ci è stato illustrato da una guida che ci ha mostrato la foto di un bronzetto itifallico rinvenuto nel sito (un dio o un eroe) a sottolineare l'importanza fondamentale che la fecondità e la procreazione rivestivano nell'antichità.

La costruzione, dedicata inizialmente al punico Sid Addir Babai (500 a.C.) in seguito diventato Sardus Pater Babai, è imponente ed è un esempio di tempio con le colonne in posizione eretta ancora visibile in Sardegna.

Concluso il programma siamo ritornati ad Alghero dove siamo arrivati alle ore 22,30.




MONTE SIRAI



Arrivati a Monte Sirai, prima della visita, abbiamo notato delle bellissime piante di capperi fiorite.




In una sala abbiamo visto un grande plastico che riproduce tutta la zona.


Nell'angolo in basso a sinistra su una piccola altura si vede l'insediamento nuragico precedente l'arrivo dei Fenici. Gli scavi effettuati nel sito hanno avallato l'ipotesi di rapporti pacifici tra i sardi e i nuovi arrivati.

L'abitato di Monte Sirai si sviluppa sull'altura in posizione dominante.


La visita inizia dai resti del tempio di Astarte

Sullo sfondo, le pale eoliche e il mare

 SANT'ANTIOCO

Nel pomeriggio, dopo il Museo Archeologico di S. Antioco, abbiamo visitato il tophet. Le urne di terracotta contenenti le ceneri dei bambini venivano deposte a strati. Ormai è stata rigettata l'ipotesi che si trattasse di sacrifici umani.

Questo è il primo strato del deposito delle urne. Gli strati successivi sono stati rimossi dagli scavi.

MUSEO ETNOGRAFICO


Aratri di legno con la punta di metallo.
Nella parte bassa si nota la punta di una Pinna Nobilis e un lavoro ricamato con il bisso.


Sulla parete sono esposti i prodotti ottenuti dalla lavorazione della palma nana. A destra una grande stuoia che serviva da giaciglio nelle grotte, in alto sporte, più sotto vari tipi di scope e pennelli. Sulla sedia di sinistra si vedono corde. La palma nana veniva lavorata da is gruttaiusu. 





 Altra immagine dei lavori eseguiti con  la palma nana. 

Strumenti di legno che venivano impugnati per il manico e fatti ruotare in modo da produrre un forte suono. Venivano utilizzati in settimana santa per sostituire il suono delle campane durante le funzioni religiose. 
Sa matraca, strumento musicale usato anch'esso durante le funzioni religiose in settimana santa quando le campane erano legate. Si impugnava con la mano nel foro a sinistra, e si oscillava in modo che la maniglia battesse sui chiodi provocando un forte suono metallico.


Le antiche tombe puniche di Sant'Antioco nel Medio Evo sono state trasformate in abitazioni da contadini e pastori che cercavano luoghi nascosti per sfuggire ai saccheggi dei saraceni. Coloro che vivevano nelle grotte (is gruttas) venivano definiti "gruttaiusu", ed erano decisamente malvisti e disprezzati tanto che il vocabolo  assunse un significato particolarmente offensivo. 
Negli anni 30 ben 700 persone risultavano dimoranti nelle grotte che furono completamente abbandonate nel 1985.


Interno di una grotta. Si notano ampie macchie di muffa sul pavimento.Le grotte venivano ripassate con la calce, pavimenti compresi, ogni settimana.


Camera da letto. Le grotte erano sprovviste di finestre e di servizi igienici.


Struttura utilizzata per cucinare

Qui si notano due comignoli.


Ricostruzione di sepoltura punica all'interno di un ipogeo. I defunti venivano deposti su assi di legno con un ricco corredo funebre comprendente i vasi utilizzati per ungere il corpo, lucerne, maschere, ornamenti, vasi contenenti bevande, e piatti.



FORTE SABAUDO


L'ingresso al Forte Sabaudo



Cannone puntato contro il mare.



PORTO FLAVIA


Si sale per arrivare alle gallerie.



GROTTA "SU MANNAU"

Su Mannau era un essere pauroso che le mamme nominavano ai bambini per farli obbedire. Veniva descritto come  un animale.

La parte più vicina all'ingresso fu utilizzata fin dal periodo prenuragico come luogo di culto dedicato alle acque. 

Lucerna all'interno della grotta Su Mannau


Lucerne nuragiche 


Lucerne puniche


Lucerne romane






La grotta Su Mannau è molto ricca di acque e al suo interno si trovano numerosi laghetti. 




ANTAS





Resti del tempio punico di Sid Addir Babay ricostruito dai Romani  e dedicato alla divinità sarda Sardus Pater Babay.

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