venerdì 7 ottobre 2011

Nuraghe Flumenelongu

In questo blog vengono pubblicate soltanto foto. L'attività dell'Associazione Tholos viene aggiornata nel seguente blog:





Sezione del Nuraghe Flumenelongu 


Nella sezione si nota un pozzo che non è stato ritrovato negli ulteriori scavi. La parte superiore è quasi del tutto crollata.









Il nuraghe Flumenelongu riveste particolare importanza per il ritrovamento di un ricco ripostiglio contenente asce, bracciali, panelle di rame o bronzo,  e altro.

Inoltre nella zona si è trovato un bronzetto considerato di fattura siro-palestinese della fine del II millennio a.C.

I reperti del ripostiglio, datati X-IX secolo a.C. collocano le coste della Sardegna sulla rotta della "via dello stagno" che partiva dall'Egeo per raggiungere le coste britanniche. Inoltre collegano la zona di Alghero al commercio fenicio.




Foto, disegno e notizie sono tratti da "Il ripostiglio del nuraghe Flumenelongu" di Fulvia lo Schiavo - Dessì - Sassari - 1976



Immagini collegate al post n° 25 del blog:
http://blog.libero.it/tholos





Il sito appare inserito in una organizzazione denominata “Sistema Nurra”, costituita da vari insediamenti, che ottimizzava scambi e conoscenze tecnologiche con altre aree del Mediterraneo.


La conferenza di venerdì 8 giugno 2018 dal titolo “Il Nuraghe Flumenelongu nella Nurra Algherese: antichi ritrovamenti e nuove ricerche” presentata da Pietro Alfonso e tenuta da Graziano Caputa,  che ha effettuato lavori di scavo nel sito, ha  fornito una quantità decisamente notevole di informazioni. Innanzitutto è interessante sapere che nella zona si trovava un villaggio nuragico poiché offre un'immagine del territorio che lo inquadra come una zona popolata, che potrebbe restituire altre costruzioni sia private sia pubbliche. Un altro elemento fondamentale è il ritrovamento di domus de janas nelle vicinanze scoperte casualmente e purtroppo anche parzialmente distrutte dai lavori che ne hanno permesso la localizzazione. 
In parole povere ci troviamo in una zona frequentata fin dal neolitico, che ha conosciuto un periodo di intensi scambi commerciali nel nuragico e che, pur perdendo il suo ruolo, ha mantenuto degli insediamenti nei secoli successivi almeno fino ad epoca tardo e post medievale.
Tutto questo ci raccontano i reperti che gli scavi archeologici hanno riportato alla luce negli scorsi decenni: una gran quantità di manufatti che possono ricostruire la vita del villaggio dalla sua nascita al suo declino.
Purtroppo dobbiamo segnalare che agli scavi archeologici condotti in maniera scientifica si è affiancata la distruzione di interi strati da parte di clandestini alla ricerca di bronzi e di reperti commerciabili provocando così un irreparabile danno in quanto è stata sottratta una parte di informazioni indispensabili per ricostruire la storia della zona.


 A breve distanza dal terreno pianeggiante dove sorge il nuraghe Flumenelongu, nel raggio di 1 Km e mezzo, sono stati individuati altri 5/6 nuraghi tra i quali il  Siseri costruito sull'omonima altura, e il Nuraghe Biancu all'interno dell'area aeroportuale.





                                               Nuraghe Biancu 


Graziano Caputa nel corso della conferenza ha mostrato un gran numero di immagini degli oggetti ritrovati durante gli scavi, ad iniziare dal celebre bronzetto siro-palestinese con un copricapo simile ad una tiara, che viene raffrontato a una divinità di tipo egizio. 
Ugualmente significativo è il ritrovamento del ripostiglio contenente lingotti di rame.

L'attento lavoro di scavo e di setacciamento del terreno, anche di quello sconvolto dai tombaroli, ha permesso di individuare, tra l'altro:
accettine prenuragiche, con tutta probabilità prelevate dalle vicine domus de janas per essere riutilizzate;
schegge di ossidiana usate per armare falci o per allestire tavolette sulle quali si passavano le spighe per separare i chicchi di grano dallo stelo;
numerosi frammenti di ceramica decorata con tratti geometrici nero su nero, e simili, che pare sia caratteristica di Flumenelongu:
ceramica decorata a pettine, forse utilizzata per imprimere segni sul pane; ceramica decorata a cerchielli;
macine nuragiche con presa rialzata;
vasi ricuciti con punti di piombo per riparare una rottura;
brocca askoide elegante e raffinata;
dolia di terracotta di età romana;
vaso con orlo a tre beccucci;
vasi a sostegno, usati forse per bruciare sostanze resinose durante cerimonie rituali;
lucerne fittili;
fusaiole che venivano fatte ruotare per torcere il filo. Oltre alla lana si filavano il lino, l'ortica, e altri vegetali;
lance di bronzo, elementi decorativi e fibule di metallo;
ambra di probabile provenienza baltica;
frammenti di ceramica etrusco-corinzia;
Ceramiche fenicie, puniche, a vernice nera;
Anfore vinarie e olearie.

Un cenno a parte merita il ritrovamento di un grande bacile sul tipo di quello di Sant'Imbenia associato ad una vasca rettangolare, associazione che troviamo anche a Sa Sedda 'e sos Carros.

Per quanto riguarda il cibo sono stati trovati resti di cervo, daino, prolago sardo, patelle, vongole, ostriche.

Al momento si può ipotizzare che Flumenelongu facesse parte di un sistema Nurra comprendente anche Monte Siseri e altri siti che facevano capo a Sant'Imbenia per superare la frammentarietà e per organizzare gli scambi delle eccedenze nel mercato mediterraneo. 
In altre parole Sant'Imbenia, sul mare, era il porto verso il quale confluivano i prodotti del territorio per essere scambiati con manufatti provenienti da mercanti che trasportavano le loro esotiche mercanzie sulle loro navi.
Il vino della Nurra raggiungeva così il nord-Africa, la Spagna, l'Italia, e gli artigiani locali potevano condividere ed arricchire le tecnologie con maestranze di lontane località.

Gli scavi sono stati sospesi per mancanza di fondi. Il nuraghe è ancora interrato fino al piano di calpestio del primo piano e ci auguriamo che i lavori riprendano al più presto.






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